8 marzo 2000
Cari Consacrati al Cuore
Immacolato di Maria, pace a voi!
Vi scrivo all'inizio della Quaresima di quest'anno giubilare per richiamare
la vostra attenzione sul sacramento della riconciliazione.
1 - Un incontro di
misericordia
“Beato l’uomo a cui è
rimessa la colpa perdonato il peccato” (Sal 32). Quanto è grande e
nobile l’uomo che riconosce il sua sbaglio e lo confessa! Questo è un uomo
vero! Quanto invece è triste l’uomo che non sente il bisogno di essere
perdonato perché non avverte i suoi peccati! La Sacra Scrittura ce lo dice
chiaramente “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la
verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, il Signore che è
fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa” (1 Gv
1,8-9).
Che paradosso! Non siamo grandi mostrando a Dio e agli uomini le nostre
bravure ma piuttosto il contrario. Dio vuole che gli mostriamo il nostro
peccato e la nostra povertà per poterci rendere “santi” davanti a tutti per
il dono del Suo perdono e dello Spirito Santo. “Non sono venuto per chiamare
i giusti ma i peccatori”(Mt 9,13). Gesù è venuto per i peccatori e
perciò solo riconoscendoci peccatori e ricevendo la grazia del perdono di
Dio, possiamo uscire dal peccato per entrare nella vita eterna!
L’incontro salvifico con il perdono di Dio non porta solo il perdono del
peccato ma anche la gioia interiore elevandoci alla nostra dignità di
persone fatte ad immagine di Dio. Vuole rivelare all’uomo la sua vera
identità umana ed eterna avvicinandolo alla santità di Dio. Una liberazione
interiore è nella stesso tempo il recupero della gioia perduta, la gioia di
essere salvato, gioia che la maggioranza della gente dei nostri tempi non è
più capace di sperimentare. Guardate alle divisioni e alle tristezze nel
mondo di oggi. Questi sono sintomi e segni sociali di quella divisione e
tristezza nel cuore di ogni uomo, la cui radice è il peccato. Allora
l’immediato rimedio per la pace del mondo, nella Chiesa e delle nostre
famiglie è di affrontare il peccato dentro di me e offrirlo al medico
delle anime, a Gesù Cristo nel sacramento della confessione.
2 - Preparazione alla
confessione
Vuoi fare del bene al mondo
e a te stesso? Preparati allora a una buona confessione. Il primo atto è la
“conversione”, cioè volgerti verso Dio e la sua Verità e guardare dentro di
te. Cerca e riconosci ogni disordine interiore nei valori e nella tua
coscienza. Una volta riconosciuto il tuo peccato è necessario che tu lo
rifiuti chiaramente e decisamente perché non abiti più in te, e prendere la
risoluzione di non commettere più quel peccato. Questo si chiama “contrizione”
e la verità e la validità della confessione dipende da questa contrizione
del cuore. I tuoi peccati, allora, riconosciuti, rifiutati e confessati da
te al sacerdote vengono poi distrutti dalla potenza divina conferitagli da
Gesù (Gv 20,22-23) e che scaturisce dalla sua morte in croce e dalla sua
gloriosa risurrezione per te! Infatti la preghiera del sacerdote “Io ti
assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo insieme al segno della croce indica che il peccatore contrito e
convertito è venuto in contatto con la potenza e misericordia di Dio.
Il peccato è perdonato e cancellato con questo misterioso intervento
del Salvatore. Il sacerdote poi ti darà una “penitenza” che ti aiuta a
riportare ordine nella tua persona ferita dal peccato. La penitenza (per
esempio un atto di adorazione, di carità, di misericordia, ...) è un segno
importante della tua appartenenza alla famiglia di Dio che ti impegna a
riparare il dispiacere recato a Dio.
Ci sono alcune situazioni alquanto delicate di peccato continuo di
cui non si intravede una soluzione immediata che non possono essere assolte
nel sacramento della confessione. Per esempio la convivenza fuori del
sacramento del matrimonio. Molti si trovano a vivere in varie situazioni del
genere che a volte sono dolorosissime e che a lungo andare diventano vere
schiavitù di comportamento e di abitudine!
Ma il Signore non vuole che si allontanino da Lui e dalla Sua Chiesa, anche
se non possono ancora partecipare attivamente ai sacramenti sono teneramente
amati da Gesù e molto possono fare i sacerdoti pregando e consigliandoli
finché la Provvidenza Divina non aprirà a loro un rimedio che premierà la
loro attesa e costante preghiera.
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